Biennale Arte 2026

“In Minor Keys” ma con grande risonanza mediatica

Continua con notevole affluenza di pubblico la 61. Esposizione Internazionale d’Arte fino al 22 Novembre.

Biennale Arte 2026

L’esposizione prosegue con orario autunnale ai Giardini ed Arsenale: 10-18 con ultimo ingresso alle 17.45. Complici le bellissime giornate di questo periodo, le visite ai Giardini ed Arsenale risultano ancora più piacevoli e godibili.

La Biennale Arte si conferma ancora una volta come importante punto di incontro internazionale che dà vita, stimola discussioni anche accese assolvendo al mestiere dell’Arte, stimolando il pubblico al di sopra delle parti.

In Minor Keys

Il titolo ideato da Koyo Kouoh, scomparsa nel maggio 2025, direttrice artistica della  61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, spiegava come “un’invocazione a incontrare le parole che seguono nelle condizioni fisiche, meteorologiche, ambientali e karmiche in cui vi raggiungono. A rallentare il passo e a sintonizzarsi sulle frequenze delle tonalità minori. Perché, sebbene spesso siano sommerse dalla cacofonia ansiogena del caos che imperversa nel mondo, la musica continua. I canti di chi genera bellezza nonostante la tragedia, le melodie dei fuggitivi che riemergono dalle rovine, le armonie di chi ripara ferite e mondi”.

Biennale Arte 2026

La tonalità minore, in musica, allude tanto alla struttura di un brano quanto ai suoi effetti emotivi. È un’idea feconda, così ricca da oltrepassare rapidamente la sua definizione tecnica ed essere piena di metafore. Evoca stati d’animo, il blues, il call-and-response, la morna, la second line, il lamento, l’allegoria, il sussurro.

Questi sono gli indizi di una mostra; una mostra sintonizzata sulle tonalità minori; una mostra che invita ad ascoltare i segnali persistenti della terra e della vita, in connessione con le frequenze dell’anima. Se nella musica le tonalità minori sono spesso associate alla stranezza, alla malinconia e al dolore, qui si manifestano anche nella loro gioia, consolazione, speranza e trascendenza.

La mostra sostiene che tali cambiamenti radicali stanno avvenendo — anzi, sono in atto da sempre — nelle tonalità minori, e gli artisti, i poeti, i performer e i filmmaker che la mostra riunirà sono profondamente impegnati nel realizzarli. Gli artisti sono canali verso e tra le tonalità minori, e ascoltarle — piuttosto che parlare al loro posto — è al cuore dell’idea curatoriale.

Alcuni suggerimenti per la vostra visita

SANTA SEDE – L’orecchio è l’occhio dell’anima

A Venezia, il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi preserva un silenzio raro. Dietro le sue mura il respiro della città rallenta e la luce accarezza erbe plasmate da secoli di preghiera, mentre a Santa Maria Ausiliatrice prende forma un processo di restauro. Tra questi due luoghi, il Padiglione della Santa Sede si fa preghiera sonora: The Ear is the Eye of the Soul, l’orecchio è l’occhio dell’anima, ispirata alla vita di Santa Ildegarda di Bingen.

Brian Eno, Patti Smith, Meredith Monk e Caterina Barbieri, tra gli artisti presenti con le loro composizioni.

Assecondando la ricerca di tonalità più intime suggerita da Koyo Kouoh, il Padiglione propone l’ascolto in cuffia come forma di contemplazione. Ildegarda — badessa, compositrice, guaritrice e visionaria — intendeva il suono come conoscenza, un ponte tra corpo e mondo, microcosmo e macrocosmo. In un’epoca di saturazione, la sua opera invita all’interiorità.

Prenotazioni: https://www.coopculture.it/it/eventi/evento/lorecchio-e-locchio-dellanima/

AUSTRIA – Seaworld Venice

Sicuramente il padiglione più “visualizzato” e molto frequentato con lunghe code per accedere alle performance inarrestabili ideate da Florentina Holzinger.

L’artista austriaca Florentina Holzinger utilizza la sua ricerca pluriennale sull’acqua – come soggetto e come simbolo – come punto di partenza per un’esplorazione del corpo umano in un paesaggio in radicale mutamento, in cui natura e tecnologia entrano in collisione.

Fino al 22 novembre, il Padiglione Austria osserva i seguenti orari di apertura: dal mercoledì alla domenica, dalle 10 alle 17, con ultimo ingresso alle 16.45.
Le performance giornaliere si tengono continuativamente dalle 10 alle 17.

GIAPPONE – Grass Babies, Moon Babies

Grass Babies, Moon Babies, nato dall’esperienza di Ei Arakawa-Nash come artista e genitore queer, fonde creazione artistica e genitorialità in una prassi di cura condivisa. Per il settantesimo anniversario del padiglione, l’opera incarna la filosofia “DISCONT” (unità discontinua) di Yoshizaka Takamasa, in cui soggettività e azione collettiva convergono. Partendo dalla celebre area dei pilotis, i visitatori prendono in braccio una delle 200 bambole per poi esplorare i giardini e gli interni, immersi in un’opera sonora che contiene le voci dei gemelli dell’artista, mentre gli schermi proiettano film storici e contemporanei che scardinano le definizioni rigide di identità “giapponese” attraverso una presenza diasporica.

Il padiglione di Arakawa-Nash si interroga su come si possa onorare una nuova generazione mentre noi, che ne siamo i tutori, ci facciamo carico dell’opera di riparazioni e riconciliazioni che plasmano il mondo su cui si affacciano.

CINA – Dream Stream

Il titolo Dream Stream nasce dalla sapienza orientale dell’“indagare i principi sottesi attraverso l’osservazione dei fenomeni” e dell’“unità tra cielo e umanità”, concetti incarnati nei Dream Stream Essays di Shen Kuo, studioso della dinastia Song settentrionale. L’opera raccoglie riflessioni sulle scienze umane, le arti, la scienza e la tecnica, ed è stata definita dallo storico britannico Joseph Needham “una pietra miliare nella storia della scienza cinese”.

Nella nostra epoca la tecnologia ridefinisce il mondo con una forza inedita. Ciò non sovverte la tradizione, ma si radica nel patrimonio culturale, ne estende le traiettorie e apre a un cosmo spirituale.

Rinnovare la tradizione attraverso l’innovazione e integrare arte, scienza e tecnologia è la scommessa di questa mostra.

Biennale Arte 2026

ITALIA – Con te con tutto

Ad accogliere il pubblico, nella penombra, sono ventiquattro sculture in scala umana, il cui corpo contiene elementi di natura vegetale, come piante e fiori, o artificiale come plastiche, detriti o veri e propri oggetti. Arcaiche e solenni, queste figure si presentano come protettrici di un mondo in cui ogni materia, vivente e non, può prosperare.

Nel secondo ambiente, immerso in una luce naturale, appare un mondo in costruzione, composto di opere la cui configurazione domestica si apre alla dimensione pubblica: tra armadi, tavoli e altre superfici che custodiscono come tesori le opere della sezione Dialoghi si incastonano luoghi di riposo, discussione o contemplazione: il più ampio è rivolto verso il Giardino delle Vergini, ideale prosecuzione del padiglione.

INDIA – Geographies of Distance: Remembering Home

La casa non è sempre il luogo in cui viviamo oggi. A volte è lo spazio che abitavamo un tempo o un territorio ricostruito attraverso l’emozione. Per chi vive la distanza tra regioni e generazioni, la casa diventa una “condizione portatile”: un insieme di rito, materia e mitologia personale. Geographies of Distance: Remembering Home parte da questa consapevolezza, proponendo la casa non come struttura stabile, ma come un’idea ricreata incessantemente in risposta ai mutamenti della vita.

La mostra riflette la trasformazione dell’India contemporanea, le cui città si espandono a ritmi inediti. Cinque artisti, radicati nelle culture materiali tradizionali, danno forma a questa condizione.

Diana Barrows & Enrico Marotta